Thursday, September 22, 2011

Res, Publica

I can feel Her softly rubbing
kind caresses on the leaves,
while She flows around the knots
of unruly, coalesced weaves.
As the night birds' hushed sounds
pave the way for a new dawn,
She's pelting all the gutters,
and lushing the wild lawns.
She comes to wash the cobblestones
and muddle the dry sand,
She gifts new life to greeneries,
She quenches many lands,
a myriad creatures scuttle
under Her watchful eyes
to look for food, drink, shelter,
so social knots can tie.

She's falling on the noble,
as She hits the poor of heart,
just as much on a hipster
as on any work of art,
She covers the teenager
and his faith in life that starts,
She wets the middle-aged ones,
while She jeers at all their doubts,
to Her our very eldest
smell o' freshly remade cots.
She sprays the madly fit,
and the plumper ones as well,
the drenched bum in the thrash can
is Her son as any man:
there is no bias in Her,
for everyone She quells.

But god I really wished for Her
to lend a helping hand
to me, my doubts, my pantomymes
that carolers retell.
Of course She doesn't listen,
it's obvious She cares not:
the night is rolling on
and I'm still without a plot.

She pays no heed to differences,
nor cares of who you are,
your heart's contempt is meaningless
to Her you are no star;
you see, She's mother nature:
it would be smart to play for par.

And Alas! here I am,
the dark has turned to light,
the lazy birds are waking
to Rain's most ancient rite.
Alone with many questions,
of answers I have few,
and all that is here left with me
is Her tapping on my roofs.

Thursday, April 7, 2011

Vancouver, prime impressioni.

E' maestosa.
Arrivi dall'aereoporto, sopra un ponte sul mare, da sud-ovest (piu' tardi scopriro' che per quelli che vivono qui, sinistra e destra non valgono come indicazioni stradali, solo le direzioni del compasso qualificano come tali. Esci, e vai a ovest per due blocchi, poi nord per uno.).
Stupisce ovviamente il profilo della foresta di grattacieli.
Stupisce ancor di piu' la parallasse: paiono solo attaccati.
In realta', mouvendocisi a fianco si scopre che c'e' luce, e spesso molta, tra uno e l'altro.
A Vancouver il cielo e' sempre visibile, se ne prendon generose manciate in ogni dove, che sia lattiginoso e piovoso, o blu intenso e striato da nubi lontane, o plumbeo e carico di nubi basse che tagliano i grattacieli come lama calda nel burro.
Ci vuole di camminare, pero', per apprezzare di piu' la citta'.
E' tutta un saliscendi, mai noiosa, quasi mai prevedibile.
E c'e' acqua, acqua ovunque.
Pare che ogni palazzo, casa, edificio, non abbia dignita' se non offre al pubblico una fontana, con cascate, disegni, luci colorate, e il caratteristico persistente scroscio.
Un'ode continua a madre acqua, financo nel centro piu' commerciale della citta', dove lavoro, e vivo, che la notte si svuota di tutto, tranne che di noi lavoratori assiepati nei condo (palazzine da 30-40 piani), e delle guardie giurate.
Ma da qui, da qui, si vede l'acqua, quella vera.
Si puo' scorgere il porto, purtroppo per me solo da una finestrina, da casa mia.
Le miriadi di barche bianche, che punteggiano il nero delle navi da container, immense tartarughe da trasporto.
E piu' in la', dove l'acqua cede alla costa, a ridosso della riva salgono le montagne.
Rapide, verdi, marcate solo ai piedi di qualche callo d'umana fattura, e intonse in cima.
Lassu', in alto, c'e' la neve.
Forse questo weekend riesco ad accodarmi ad un gruppetto che va a sciare, vedremo...
La gente, almeno qui in centro, e' cordiale e serena, ma sempre molto presa per i propri affanni, e di corsa.
Dovro' poi incominciare ad uscire e guardarmi intorno.
Poi qui dietro c'e' Stanley Park, dal profumo pungente di resina di conifere, che si sente anche passandoci in macchina, tanto e' intenso...
E il ponte di Capilano, a un quarto d'ora di macchina da qui.
Pero' s'e' partiti sull'allegrotto andante al lavoro, e la sera quando esco son cottissimo, e devo correre a ninna (io, di tutti...) presto che il giorno dopo di solito e' ancora piu' ilare...
C'e' un birrificio con una ottima IPA, ma le altre birre che ha sono un po' cosi', quasi senza personalita'.
E il posto e' comunque troppo grande per essere intimo, peccato.
Pare che tutti, da queste parti, sian piu' stonati di me, dal sessantenne col cane in ascensore, al commesso del seveneleven, con cui ho dovuto usare i gesti oltre all'inglese per indurlo all'azione coerente.
Non capisco ancora bene, e ci mancherebbe, il carattere di Vancouver.
Pero' per ora e' assai piacevole.

Thursday, February 10, 2011

Heavencouver

There's no need to lift a finger for me to reach the sky,
already I am in it: so high my mouth runs dry.
Sitting at the lacquered table of the breakfast room
my gaze wanders farther than I care to assume.
A feeble sheet of glass is all that stands
between me and the beauty of these plentiful lands.

The thin solid strip rapidly cedes
room to what Mother Water needs
so to grant Vancouver eternal claim
to rightful honors and the Olympic flame
standing silent guardian to trees and rain
and rocks and soil, and the vast seaplane;
to all the creatures that with Man may share
Nature, her bounty, her gratitude and her care.

Wednesday, February 9, 2011

Non capire.

C'e' di mezzo la strada.
E' tanta roba, lunga, e un po' di piu'.
Una cosa cosi', imprescindibile, ineluttabile, inevitabile.
C'e' da farsela.
Altrimenti non si capisce la distanza.
Non piu' dell'innuendo da zoccola,
con tutto il mio altro cervello che svalvola,
coglione com'e', come e' giusto sia,
per questa che appena se la tira, e non e' manco sto granche'.
E io fava, ch'avanzo a pube spinto,
e -diononvoglia- la invito ad una birra in un posto tutt'altro che intimo.
Cosi', senza pressioni, al meglio si tromba, al peggio ci si leva di culo in un minuto.
Invece no.
Flirtare sino alla sera prima, e mi sparisce nel giorno che conta.

Nono, fermo/a.

Non sono pirla, i giochi li conosco, e manco male.
Ed adoro giocare la mia parte sino in fondo, che vada in gloria o tragedia, ha pari intensita', indi valore.
Ma ho trentacinque anni, e la domanda vera' e' leggermente diversa.
Dato il poco che so e capisco, mi ci devo cacciare per forza ed amor d'azione anche quando sento la puzza da lontano?
Forse una sana sega non sia meglio, in fondo?
Al costo di perder Avventura?

Tuesday, January 18, 2011

The Hours - Pt. III

So, again the same question emerges:
I didn't wish for this, still it happens before my eyes.
I will be changed by it, in ways I cannot foresee.
Is then Chaos winning over wishing?
But how could order arise from chance?
Once, maybe twice. But every time?
What is then the name of this inertia pervading our universe?
What makes chaos coalesce into events?
What?