Thursday, April 7, 2011

Vancouver, prime impressioni.

E' maestosa.
Arrivi dall'aereoporto, sopra un ponte sul mare, da sud-ovest (piu' tardi scopriro' che per quelli che vivono qui, sinistra e destra non valgono come indicazioni stradali, solo le direzioni del compasso qualificano come tali. Esci, e vai a ovest per due blocchi, poi nord per uno.).
Stupisce ovviamente il profilo della foresta di grattacieli.
Stupisce ancor di piu' la parallasse: paiono solo attaccati.
In realta', mouvendocisi a fianco si scopre che c'e' luce, e spesso molta, tra uno e l'altro.
A Vancouver il cielo e' sempre visibile, se ne prendon generose manciate in ogni dove, che sia lattiginoso e piovoso, o blu intenso e striato da nubi lontane, o plumbeo e carico di nubi basse che tagliano i grattacieli come lama calda nel burro.
Ci vuole di camminare, pero', per apprezzare di piu' la citta'.
E' tutta un saliscendi, mai noiosa, quasi mai prevedibile.
E c'e' acqua, acqua ovunque.
Pare che ogni palazzo, casa, edificio, non abbia dignita' se non offre al pubblico una fontana, con cascate, disegni, luci colorate, e il caratteristico persistente scroscio.
Un'ode continua a madre acqua, financo nel centro piu' commerciale della citta', dove lavoro, e vivo, che la notte si svuota di tutto, tranne che di noi lavoratori assiepati nei condo (palazzine da 30-40 piani), e delle guardie giurate.
Ma da qui, da qui, si vede l'acqua, quella vera.
Si puo' scorgere il porto, purtroppo per me solo da una finestrina, da casa mia.
Le miriadi di barche bianche, che punteggiano il nero delle navi da container, immense tartarughe da trasporto.
E piu' in la', dove l'acqua cede alla costa, a ridosso della riva salgono le montagne.
Rapide, verdi, marcate solo ai piedi di qualche callo d'umana fattura, e intonse in cima.
Lassu', in alto, c'e' la neve.
Forse questo weekend riesco ad accodarmi ad un gruppetto che va a sciare, vedremo...
La gente, almeno qui in centro, e' cordiale e serena, ma sempre molto presa per i propri affanni, e di corsa.
Dovro' poi incominciare ad uscire e guardarmi intorno.
Poi qui dietro c'e' Stanley Park, dal profumo pungente di resina di conifere, che si sente anche passandoci in macchina, tanto e' intenso...
E il ponte di Capilano, a un quarto d'ora di macchina da qui.
Pero' s'e' partiti sull'allegrotto andante al lavoro, e la sera quando esco son cottissimo, e devo correre a ninna (io, di tutti...) presto che il giorno dopo di solito e' ancora piu' ilare...
C'e' un birrificio con una ottima IPA, ma le altre birre che ha sono un po' cosi', quasi senza personalita'.
E il posto e' comunque troppo grande per essere intimo, peccato.
Pare che tutti, da queste parti, sian piu' stonati di me, dal sessantenne col cane in ascensore, al commesso del seveneleven, con cui ho dovuto usare i gesti oltre all'inglese per indurlo all'azione coerente.
Non capisco ancora bene, e ci mancherebbe, il carattere di Vancouver.
Pero' per ora e' assai piacevole.

No comments:

Post a Comment